Don Filippo Sessa, sacerdote della parrocchia di San Vittore, promosse la costituzione di un
comitato provvisorio, che deliberò di accogliere gratuitamente i bambini appartenenti a
famiglie povere e disagiate di Varese.
L’Asilo venne inaugurato il 13 giugno 1851, accogliendo cinquanta bambini bisognosi.
Già nel mese di novembre dello stesso anno furono accettati anche bambini di altre condizioni
sociali, le cui famiglie si offrirono di corrispondere una retta annuale.
L’asilo si differenziava dai similari centri gestiti da privati sia per l’efficiente organizzazione
sia per gli scopi socio-pedagogici perseguiti: la custodia e l’educazione dei fanciulli era
affidata a personale competente.
Nel 1855, con la nomina a consigliere del sacerdote Vittore Veratti, l’Asilo poté avvalersi di
un rinnovato impulso verso iniziative che consentirono al Comune di Varese l’utilizzo
di parte della struttura per dare sistemazione alle proprie Scuole.
Con Regio Decreto datato 30 gennaio 1862 venne approvato il Regolamento dell’Asilo,
che fu così riconosciuto come Ente Morale.
Nel novembre 1862 l’Asilo liberò i locali di Casa Veratti e prese possesso della palazzina
di via Cavour. Gli spazi più ampi gli consentirono di accettare maggiori iscrizioni, che nel
1864 furono 164, dei quali 60 paganti.
Pochi anni dopo, vennero costruite nuove aule e nel 1884 venne stipulata una convenzione
tra l’Ente e il Comune di Varese. Quest’ultimo prese in affitto numerosi locali della scuola e
l’Ente si fece carico della costruzione di un nuovo refettorio: il salone che oggi è destinato al
gioco dei bambini.
In quell’occasione fu commissionato al pittore Lodovico Pogliaghi un grande dipinto,
pagato 2.000 lire, rimasto appeso nel refettorio – salone numerosi anni, per essere
successivamente collocato nell’ufficio della direttrice, dove è possibile ammirarne ancora
oggi lo splendore.
L’Asilo continuava ad avvalersi di un continuo flusso di offerte e lasciti testamentari; uno
degli articoli dello statuto prevedeva tra l’altro che i nomi dei benefattori fossero registrati su
una tabella costantemente esposta, inoltre, si rendeva merito ai benefattori più generosi,
commissionando per loro un ritratto a mezzo busto o addirittura a figura intera.
Per ragioni economiche, nel 1901 le insegnanti laiche furono sostituite con le suore
salesiane di Maria Ausiliatrice.
L’opera delle suore salesiane fu ispirata ai principi pedagogici di don Bosco, la cui azione
educativa produsse quei risultati straordinari per i quali gli furono riconosciuti grandi meriti
nel campo dell’assistenza e dell’educazione infantile.
Una decina furono le salesiane alla guida dell’Asilo: esse stabilirono con la dirigenza e con il
personale laico un’efficace collaborazione, la stessa stretta con il comitato delle benefattrici
chiamato “Visitatrici”, che operarono ininterrottamente dal 1883 al 1940, consolidando
l’organizzazione della tradizionale “Festa dell’albero di Natale”.
Dopo i difficili anni della guerra, gli amministratori dell’Asilo si impegnarono in iniziative
rivolte ad assicurare maggiore efficienza alla sede che, in oltre mezzo secolo, era stata più
volte ristrutturata. Fu così che venne deliberata la costruzione di un nuovo edificio: il 21
novembre 1926, con l’intervento di Umberto di Savoia, si svolse la cerimonia di posa
della prima pietra. Il 22 dicembre 1927 la sede venne inaugurata alla presenza delle
massime autorità.
Dal dopoguerra l’Asilo, che nella sua origine storica fu un istituto di beneficienza, col
prevalente fine di accogliere i bambini di famiglie povere, facendo propri gli orientamenti
della moderna pedagogia infantile, si trasformò in scuola di istruzione materna,
finalizzata a formare intellettualmente e moralmente i fanciulli.